fiscalista · content curator · apprendista stoico

Paolo Sala

La libertà di essere principianti

Quando iniziamo un’attività, viene naturale preoccuparsi subito del risultato. Vorremmo essere già capaci, ottenere qualcosa di presentabile e magari ricevere l’apprezzamento degli altri. Se i primi tentativi sono deludenti, rischiamo di interpretare quella difficoltà come la prova che non siamo portati.

Questo modo di pensare impedisce l'avvicinamento a esperienze che ci incuriosiscono. Accade con il disegno, con uno strumento musicale e con qualsiasi attività nella quale sia necessario attraversare un periodo iniziale fatto di esitazioni ed errori.

Concedersi di fare male qualcosa significa accettare di essere principianti. Vuol dire dedicarsi ad un interesse senza pretendere che ogni sforzo produca immediatamente un risultato utile o degno di essere mostrato.

Bisognerebbe chiedersi se lo si stia facendo per il gusto di farlo oppure per sentirsi capaci ai propri occhi e a quelli degli altri.

Il desiderio di migliorare è naturale e vedere i propri progressi può dare soddisfazione. Il problema nasce quando il risultato diventa l’unica misura dell’esperienza. A quel punto, anche un’attività scelta liberamente rischia di trasformarsi in un’altra occasione per mettersi alla prova e giudicarsi.

Esistono invece cose che possono essere fatte soltanto perché ci danno piacere o perché le troviamo belle. Possiamo suonare senza immaginare un pubblico, disegnare senza pensare di esporre ciò che abbiamo realizzato. Il valore dell’attività rimane nel tempo che le dedichiamo, nella curiosità e in ciò che scopriamo mentre impariamo.

Per riuscirci bisogna creare un ambiente gentile: uno spazio nel quale il progresso sia apprezzato senza essere confrontato continuamente con quello degli altri. Può trattarsi di un gruppo non competitivo, ma anche di un luogo molto più semplice e privato. La propria casa, o la solitudine di una stanza, può offrire la libertà di provare senza sentirsi osservati.

Un ambiente diventa gentile quando scompare la paura di apparire incompetenti. La difficoltà rimane, ma possiamo vederla come una parte normale dell’apprendimento.

Imparare a fare qualcosa senza avere la certezza di diventare bravi può cambiare anche il nostro modo di giudicare. Conoscere la fatica dei primi passi ci rende più indulgenti verso noi stessi e più comprensivi nei confronti dei tentativi altrui.

Forse non tutte le attività devono condurre a un risultato. Alcune possono restare semplicemente uno spazio personale nel quale provare, sbagliare e continuare finché ne ricaviamo piacere. Anche senza eccellere.


#crescita